martedì 8 maggio 2012

Dio è morto.



Dio è morto.
Recise le sue arterie
cristalline dai polsi adamantini
perché ormai era stanco dello scempio che aveva creato.

Dio è morto.
Ma volle rimediare,
inviò sulla terra sua figlia,
alla quale fece avere una costola come
randello per combattere l'umanità.

Orgogliosi del sacro vessillo imperversarono tra la gente:
neri, ebrei, omosessuali...
non fecero distinzione alcuna,
perché tutti meritavano la redenzione,
tutti dovevano morire.

Dio è morto.
Da lì nacque la ragione.
Pensieri brillanti,
sedimentati in cerebri dormienti si svegliarono.
Risposero al randello divino con: scimmie, profilattici e Margherita Hack. Metri si sangue, litri di fede e chilogrammi di scienza, mescolati nella più brutale delle battaglie, senza ne vinti, ne vincitori.
Dio è morto.
Noi dobbiamo salvarlo.

Dio è morto.

1 commento:

  1. Gott ist tot.

    Non vedo super-uomini, ancora.
    Ma gli uomini dove sono andati a finire?
    Non c’è nulla di tragico in tutto questo. Davvero il male è così banale. Banale come una domenica passata al centro commerciale. All’insegna dell’inautenticità. Come si può, del resto, essere “autentici” (autòs “se stessi” – entòs “dentro”) quando ci si è volontariamente privati di qualsivoglia “interiorità”? Anche per cadere ci vuole dello spazio aperto. Non si può sprofondare in un uno schermo ultrapiatto. Spazio, ci vuole, ed aria. Andare nella foresta. Chissà che non incontriamo noi stessi.

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